Masini Massimo
Nazione: Italia
Reatino: No
 

Nel 1974, dopo la scontata riconferma di Lombardi in panchina, durante il mercato si fecero le cose in grande. I dirigenti reatini si presentarono a Milano con una valigia che conteneva un pacco di bigliettoni da diecimila ben pigiati dentro, custodita dal segretario Aldo Faraglia il quale non la mollò un secondo finché non fu aperta davanti a un incredulo Cesare Rubini, appena diventato GM manager dell’Olimpia Innocenti Milano. Con quei soldi Milardi riuscì a strappare ai lombardi due pezzi da novanta: due stelle della nazionale che avevano calzato le mitiche scarpette rosse del Simmenthal. Campioni ritenuti vecchi dal club lombardo, dove tirava aria di rinnovamento.
Il primo era Mauro Cerioni (1.94, 26 anni) tiratore e difensore micidiale, miglior giocatore del team italiano alle olimpiadi di Monaco ’72, il quale venne a rinforzare il settore esterni.
Il secondo era Massimo Masini (2.06, 29 anni), considerato a cavallo degli anni ‘70 il miglior pivot in Europa insieme al ceko Jiri Zidek. Specialista nel tiro in gancio, Masini a Milano era sceso dai 21.7 punti di media del 1970-71 ai 7.8 del 1973-74. Per lui, quindi, era giunto tempo di cambiare aria e Rieti gli offriva l’occasione di riscatto al fianco della stella nascente. Luciano Vendemini, sempre più in via di maturazione.
Per Rieti questi due campioni andavano benissimo per puntellare un quintetto troppo corto a causa del fisiologico ritiro di Paolo Vittori che passava dietro la scrivania col ruolo di direttore sportivo.
In realtà il Gm Italo Di Fazi non era molto d’accordo sull’ingaggio di Masini tanto che quando il presidente gli telefonò dicendo «sono a Milano per acquistare Masini», Italo non esitò a rispondergli: «Non lo prendere, non sono convinto» e a riappendere il telefono.
Un quarto d’ora dopo, seconda telefonata con uguale esito. Altri 30 minuti, e nuova chiamata di Milardi che si sentì rispondere: «Renà, fa un po’ come te pare, ma a me Masini non me convince» frase seguita dal clic che significava comunicazione chiusa. Ma non c’era niente da fare, dopo un’altra mezz’ora il telefono di Di Fazi squillò di nuovo. Era Milardi che annunciava trionfante: «Caro Ponzio Pilato, visto che tu te ne sei lavate le mani sappi che ho preso Masini». E a sua volta chiuse la telefonata.
In campionato la Brina andò ad alti e bassi. Impossibile competere con Varese e Cantù, nonostante l’arrivo di due calibri come Cerioni e Masini il quale, da parte sua, fece registrare alcune grandi prestazione come nella partita casalinga contro la Fortitudo Alco Bologna allenata da Aleksandar Nikolic (il mitico Professore artefice dei successi della leggendaria Ignis Varese campione d’Europa e mondiale) in cui Masini fece 6/6 in gancio in faccia a Ron De Vries, uno dei primi importanti giocatori NBA a venire in Italia.
Una bella prestazione del Maso che, una volta tanto, non litigò con Lombardi. Tra l’altro, queste discussioni tra toscanacci (Lombardi è di Livorno, Masini è di Montecatini) erano abbastanza frequenti tanto che in una paio di occasioni l’ex campione Simmenthal se n’era addirittura andato in lacrime negli spogliatoi. In ogni caso la Brina ottenne una tranquilla permanenza in A1 anche se dovette disputare la poule di recupero con alcune squadre di A2. In coppa Korac, invece, il raggiungimento della semifinale fu sicuramente un gran risultato, frutto della grande esperienza internazionale di Cerioni, Gennari, Guerrero e Masini che spesso si rivolgeva al fuoriclasse messicano, ribattezzato Speedy Gonzales a causa della fulminea velocità per dirgli: «O Arturo, o te tu vai un po’ più pianino o noi si resta sempre un paio di azioni indietro!». Masini rimase una sola stagione alla Sebastiani che decise di ringiovanire la squadra e di alleggerirne il bilancio. La sua carriera di giocatore proseguì ancora qualche anno nel Gira Bologna e a Pordenone. Poi seguì quella di allenatore in serie B e A2, principalmente nella natia Montecatini, inframezzata da una puntata a Desio, fino alla fine degli anni '90. 

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1974/75 LA SQUADRA
MASSIMO MASINI
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